21 Luglio 2026
AI Agent e consenso nei pagamenti: cosa cambia con la PSD3

AI Agent e consenso nei pagamenti: cosa cambia con la PSD3

L’ingresso degli AI Agent nei pagamenti digitali apre nuove questioni su consenso, sicurezza e responsabilità. Con la PSD3, l’Europa prova ad aggiornare le regole per adattarle a un contesto in cui l’Intelligenza Artificiale può agire in modo sempre più autonomo nelle transazioni.

Il nuovo ruolo degli AI Agent nei pagamenti digitali

L’ingresso degli AI Agent nei processi di acquisto e pagamento sta spostando il baricentro del consenso: non più soltanto un utente che conferma un’operazione, ma un software che agisce per suo conto, entro limiti da definire e controllare.

È un cambio di paradigma che tocca il cuore della normativa sui pagamenti digitali, perché mette in discussione il modello tradizionale di autorizzazione puntuale, costruito attorno alla volontà esplicita del pagatore.

In questo scenario, la PSD3 si presenta come il tentativo dell’Unione europea di aggiornare il quadro regolatorio alla nuova stagione dell’agentic commerce, in cui gli assistenti intelligenti non si limitano a suggerire un acquisto, ma possono selezionare il merchant, avviare l’ordine e disporre il pagamento. Il punto critico, però, è stabilire come debba essere raccolto, documentato e limitato il consenso quando l’azione economica viene eseguita da un agente autonomo.

La questione non è solo tecnica, ma giuridica e operativa insieme: riguarda la validità dell’autorizzazione, la responsabilità in caso di errore o frode, la sicurezza dell’autenticazione e la protezione dei dati finanziari. Ed è proprio su questi snodi che la PSD3, affiancata dal nuovo Payment Services Regulation (PSR), prova a intervenire per rendere compatibile l’innovazione nei pagamenti con un livello di tutela adeguato per utenti, banche, fintech e merchant.


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Autorizzazione dei pagamenti: le criticità degli AI Agent

Il nodo più delicato dei pagamenti gestiti da AI Agent è l’autorizzazione.

Con la PSD2 il presupposto era relativamente chiaro: il pagamento nasceva da un ordine impartito dal pagatore o da un soggetto da lui espressamente autorizzato, all’interno di un flusso in cui il consenso era riconducibile a un atto umano identificabile. L’emergere di agenti autonomi cambia questa architettura. Come evidenzia Agenda Digitale, gli AI Agent possono operare sulla base di una delega preventiva e svolgere attività di ricerca, comparazione, selezione del fornitore e avvio della transazione senza che ogni singolo pagamento venga approvato manualmente dall’utente. Questo rende insufficiente il modello del consenso “una tantum” e impone una granularità molto maggiore: l’autorizzazione deve specificare quali operazioni l’agente può eseguire, entro quali soglie di importo, per quali categorie merceologiche, con quali beneficiari e per quanto tempo.

La criticità, però, non si esaurisce nel perimetro del consenso, e lo dimostrano le iniziative di Visa e Mastercard. L’adozione di modelli come Agentic Ready e Agent Pay apre una zona grigia sulla responsabilità. Se l’agente acquista il prodotto sbagliato, seleziona un merchant meno conveniente, interpreta in modo errato le preferenze dell’utente o viene manipolato da una frode pensata per colpire sistemi automatizzati, chi risponde del danno? Il consumatore, il prestatore di servizi di pagamento, il circuito, il merchant o il provider dell’agente?

Il problema è che l’AI Agent non coincide con un semplice strumento passivo: prende decisioni operative, filtra opzioni, ottimizza tempi e costi, ma lo fa sulla base di modelli probabilistici e di istruzioni che possono essere incomplete, ambigue o persino alterate da input esterni. 

Da qui nasce l’esigenza di ripensare il rapporto tra autenticazione forte e delega algoritmica. La Strong Customer Authentication resta centrale, ma non basta più a presidiare l’intero ciclo della transazione se, dopo la fase iniziale di onboarding o di conferimento del mandato, l’agente può disporre pagamenti successivi senza un intervento umano contestuale. Per questo la discussione regolatoria si sta spostando verso meccanismi di consenso granulare, dashboard di gestione dei permessi, log di audit, revoca immediata dell’autorizzazione e limiti temporali stringenti sulle deleghe.

L’obiettivo è evitare che l’autonomia dell’agente si traduca in una delega opaca e potenzialmente illimitata, incompatibile con i principi di trasparenza, controllo e accountability che governano i servizi di pagamento europei.

Gli aggiornamenti normativi portati dalla PSD3

La PSD3, proposta dalla Commissione europea il 28 giugno 2023 all’interno del pacchetto che comprende anche il nuovo Payment Services Regulation (PSR), è la riforma destinata a sostituire e aggiornare l’impianto della PSD2.

Il suo obiettivo è duplice: da un lato correggere le criticità emerse nell’applicazione della seconda direttiva, e dall’altro adattare la disciplina dei pagamenti a un mercato nel quale operano wallet, instant payments, piattaforme digitali e, sempre più, sistemi di Intelligenza Artificiale in grado di agire per conto dell’utente.

La Commissione e il Consiglio hanno presentato la riforma come un intervento volto a rafforzare protezione del consumatore, concorrenza e innovazione, mantenendo al centro sicurezza e fiducia nel sistema dei pagamenti.

Rispetto alla PSD2, il nuovo quadro introduce alcuni aggiornamenti di sostanza. Il primo riguarda l’open banking: la PSD3 e il PSR mirano a ridurre gli ostacoli ancora presenti nell’accesso ai conti da parte dei third-party providers, imponendo interfacce più affidabili, standardizzate e trasparenti. In questo contesto diventa centrale la cosiddetta dashboard del consenso, cioè uno strumento che permette all’utente di visualizzare, monitorare e revocare in modo semplice i permessi concessi a soggetti terzi per l’accesso ai dati o per l’avvio di pagamenti. 

Il secondo fronte è quello della sicurezza. La PSD3 conferma il ruolo della Strong Customer Authentication, ma ne rivede l’applicazione per renderla più efficace e inclusiva. Le istituzioni europee puntano a contrastare in modo più netto l’impersonation fraud e le truffe di social engineering, rafforzando gli obblighi dei prestatori di servizi di pagamento e prevedendo maggiori responsabilità in capo ai PSP che non adottino misure adeguate di prevenzione. A questo si affiancano strumenti come la verifica del beneficiario per i bonifici e i pagamenti istantanei, che serve a controllare la corrispondenza tra IBAN e intestatario prima dell’esecuzione dell’operazione, riducendo il rischio di errore o manipolazione. La logica di fondo è chiara: non basta autenticare l’utente all’inizio del processo, occorre aumentare i controlli sull’intero contesto della transazione e sui soggetti coinvolti.

Il terzo aggiornamento, più rilevante per il tema degli AI Agent, riguarda il modo in cui viene concepita l’autorizzazione del pagamento. La PSD2 era stata progettata per un ambiente in cui il pagatore umano restava il decisore immediato della transazione; la PSD3, pur non essendo una normativa “sull’AI” in senso stretto, si muove in una direzione diversa e più compatibile con modelli di delega operativa. Agenda Digitale sottolinea come il nuovo impianto normativo si confronti con un ecosistema in cui l’agente può iniziare pagamenti senza una conferma esplicita per ogni singola operazione, rendendo necessario un consenso più dettagliato, limitato e tracciabile. Da qui l’idea di autorizzazioni granulari, parametrizzate per tipo di servizio, importo, durata e finalità, e accompagnate da meccanismi di re-autenticazione periodica. 

Su questo punto la PSD3 si intreccia anche con il più ampio quadro europeo sulla governance dell’intelligenza artificiale. Pur operando su un piano diverso rispetto all’AI Act, la riforma dei pagamenti assorbe alcune esigenze tipiche dei sistemi algoritmici: auditabilità delle decisioni, attribuzione delle responsabilità, supervisione umana, protezione dei dati e minimizzazione degli accessi. In un contesto in cui un AI Agent può essere alimentato da dati di conto, cronologia di spesa, preferenze di acquisto e istruzioni contestuali, il confine tra servizio di pagamento e trattamento intensivo di dati personali si fa più sottile. Per questo il tema della PSD3 non è solo “come pagare”, ma anche “chi può usare quali dati, per quale scopo e con quale livello di controllo da parte dell’utente”.

Il futuro delle transazioni con AI

Il futuro delle transazioni con AI ruota attorno a un equilibrio ancora instabile: da un lato la promessa di pagamenti più fluidi, personalizzati e automatizzati; dall’altro il rischio che l’autonomia degli agenti renda opaco il momento in cui nasce davvero il consenso. Il problema degli AI Agent, infatti, non è semplicemente che “pagano da soli”, ma che prendono decisioni all’interno di un mandato potenzialmente ampio, trasformando il consenso in una delega tecnica.

In uno scenario di agentic commerce, l’utente potrebbe autorizzare un assistente ad acquistare biglietti, rifornire automaticamente il magazzino, pagare abbonamenti o cercare il miglior prezzo per un servizio. Tuttavia, più l’agente diventa capace di ottimizzare e scegliere, più diventa difficile stabilire dove finisca l’istruzione umana e dove inizi la decisione algoritmica. È qui che il consenso granulare assume una funzione decisiva: non un sì generale all’uso dell’agente, ma un sistema di autorizzazioni stratificate, che definiscano cosa l’agente può fare, in quali circostanze e con quali limiti.

Agenda Digitale individua proprio in questo punto il cuore della sfida regolatoria: i pagamenti autonomi richiedono un consenso “modulare”, costruito per livelli di rischio e per tipologie di operazione. Un conto è autorizzare un AI Agent a rinnovare un abbonamento ricorrente di importo contenuto; un altro è consentirgli di scegliere in autonomia un fornitore, modificare il carrello, cambiare il beneficiario o eseguire pagamenti variabili in funzione di eventi esterni. Per essere sostenibile, il modello dovrà prevedere soglie economiche, whitelist di merchant o beneficiari, finestre temporali di validità, categorie di spesa ammesse e casi in cui scatti una conferma ulteriore del titolare. La granularità del consenso diventa quindi il ponte tra innovazione e compliance: serve a preservare l’utilità dell’automazione senza sacrificare il principio per cui il denaro dell’utente non può essere movimentato al di fuori di un perimetro di volontà effettivamente controllabile.

Il secondo asse è quello dell’autenticazione. Se l’agente opera in modo continuativo, la SCA non può restare confinata al solo momento iniziale di attivazione del servizio. Occorrerà immaginare modelli di autenticazione progressiva e contestuale, in cui il livello di verifica si adatti al rischio dell’operazione: autenticazione forte per l’abilitazione della delega, conferme ulteriori per variazioni sostanziali di importo o beneficiario, re-autenticazioni periodiche per il rinnovo del mandato e sistemi di alert in tempo reale per attività anomale. In questo senso, l’autenticazione non sarà più soltanto una barriera d’ingresso, ma una componente continua della governance del pagamento autonomo. Anche la verifica del beneficiario e i controlli antifrode in tempo reale diventano tasselli essenziali: se l’agente può agire più velocemente di un utente umano, anche i presidi di sicurezza devono essere progettati per intercettare errori, deviazioni o manipolazioni alla stessa velocità.

C’è poi un tema di protezione dei dati che non può essere separato dal consenso. Un AI Agent efficace nei pagamenti tende, per definizione, a chiedere accesso a una quantità significativa di informazioni: saldo, storico delle spese, preferenze di acquisto, geolocalizzazione, calendario, priorità definite dall’utente, talvolta perfino dati contrattuali o di filiera. La logica europea, però, va nella direzione opposta rispetto a una disponibilità illimitata dei dati: il principio è quello della minimizzazione, della finalità determinata e della limitazione temporale dell’autorizzazione. Il mandato conferito all’agente non può essere indefinito, ma deve avere una durata esplicita, essere revocabile in ogni momento e richiedere una nuova manifestazione di volontà al momento del rinnovo. 

In prospettiva, il futuro delle transazioni con AI non dipenderà solo dalla maturità tecnologica degli agenti, ma dalla capacità del mercato e del regolatore di trasformare la delega algoritmica in una delega giuridicamente robusta. I grandi circuiti stanno già costruendo standard e infrastrutture per l’agentic commerce, ma il vero discrimine sarà la fiducia: utenti e imprese adotteranno questi modelli solo se sarà chiaro chi risponde degli errori, come si revoca un’autorizzazione, quali dati vengono trattati e quali controlli impediscono all’agente di oltrepassare il mandato ricevuto. La PSD3, insieme al PSR e in dialogo con il quadro europeo su AI e protezione dei dati, non chiude il tema ma ne definisce il perimetro: i pagamenti autonomi potranno crescere solo se consenso, autenticazione, responsabilità e sicurezza verranno ripensati come elementi di un’unica infrastruttura di fiducia.


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