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L’iperammortamento 2026 introduce un nuovo modello di incentivo per sostenere gli investimenti in innovazione e digitalizzazione delle imprese. La misura sostituisce i precedenti crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0 e rappresenta uno dei principali strumenti a supporto della trasformazione digitale del sistema produttivo.
Cos’è l’iperammortamento 2026?
L’iperammortamento 2026 è il nuovo incentivo fiscale introdotto dalla Legge n. 199/2025 e disciplinato dal Decreto Interministeriale 7 maggio 2026, emanato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Il provvedimento definisce le modalità di accesso, i requisiti tecnici e le procedure operative per beneficiare della misura, destinata agli investimenti effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028.
La misura dispone di una dotazione finanziaria pari a 9,8 miliardi di euro e rappresenta il nuovo strumento di riferimento per incentivare la trasformazione tecnologica e digitale delle imprese italiane. A differenza del passato, si è scelto di superare completamente il sistema dei crediti d’imposta Transizione 4.0 e Transizione 5.0, introducendo un meccanismo fiscale differente basato sulla maggiorazione del costo di acquisizione dei beni agevolabili.
Non si tratta quindi di un semplice aggiornamento dei precedenti incentivi, bensì di un cambio di paradigma. Il beneficio non viene più riconosciuto sotto forma di credito compensabile tramite modello F24, ma come una maggiorazione del valore fiscale del bene, che consente di dedurre quote di ammortamento più elevate durante l’intera vita utile dell’investimento.
Dal punto di vista pratico, il vantaggio fiscale si traduce in una progressiva riduzione della base imponibile ai fini IRES o IRPEF. L’impresa recupera quindi il beneficio nel corso degli esercizi di ammortamento, anziché ottenere un credito immediatamente utilizzabile per compensare imposte e contributi.
Questo aspetto rende il nuovo iperammortamento particolarmente vantaggioso per le imprese che producono utili imponibili, mentre risulta meno efficace per le aziende che operano stabilmente in perdita fiscale.
Iperammortamento 2026 e credito d’imposta: qual è la differenza?
La differenza sostanziale tra il nuovo iperammortamento e i precedenti crediti d’imposta riguarda il meccanismo con cui viene riconosciuto il beneficio fiscale.
Il credito d’imposta Transizione 4.0 generava un credito immediatamente spendibile, utilizzabile in compensazione mediante modello F24 anche indipendentemente dalla presenza di utili aziendali. Ciò consentiva alle imprese di ottenere un vantaggio finanziario già nei primi esercizi successivi all’investimento.
L’iperammortamento 2026 segue invece una logica esclusivamente reddituale. Il beneficio consiste nella maggiorazione fiscale del costo del bene e produce effetti soltanto durante il processo di ammortamento, riducendo progressivamente il reddito imponibile dell’impresa. In altre parole, il vantaggio fiscale si manifesta attraverso minori imposte dovute negli anni e non mediante un credito immediatamente compensabile.
Questo cambiamento modifica anche la pianificazione fiscale delle imprese. Diventa infatti fondamentale valutare la capacità dell’azienda di generare utili futuri, poiché l’effettiva convenienza dell’incentivo dipende dalla possibilità di utilizzare integralmente le maggiori quote di ammortamento.
Iperammortamento e trasformazione digitale: le novità
Una delle principali innovazioni introdotte dalla Legge n. 199/2025 riguarda il completo aggiornamento dell’elenco dei beni agevolabili. I tradizionali Allegati A e B della Legge n. 232/2016 vengono infatti sostituiti dai nuovi Allegato IV (beni materiali) e Allegato V (beni immateriali), costruiti per riflettere l’evoluzione delle tecnologie digitali e dell’Intelligenza Artificiale.
L’Allegato V rappresenta la principale novità per gli investimenti software. L’elenco comprende infatti soluzioni basate su Intelligenza Artificiale e Machine Learning dedicate ai processi produttivi, piattaforme di cyber system, tecnologie di AI generativa, Agentic AI e MLOps, sistemi di computer vision per il controllo qualità e la diagnostica industriale, oltre a software destinati alla manutenzione predittiva e alla sicurezza operativa degli impianti.
Le definizioni adottate dalla maxi-deduzione risultano inoltre coordinate con quelle previste dall’AI Act europeo e dalla Legge n. 132/2025 sull’Intelligenza Artificiale. Questo allineamento garantisce una maggiore coerenza tra disciplina fiscale e normativa europea, collegando la classificazione dei beni agevolabili al framework comunitario di valutazione del rischio dei sistemi di AI.
Sul fronte delle infrastrutture materiali, il nuovo Gruppo IV dell’Allegato IV introduce categorie completamente nuove rispetto al precedente Piano Industria 4.0.
Tra gli investimenti agevolabili rientrano le infrastrutture di calcolo dedicate all’Intelligenza Artificiale, come server ad alte prestazioni, GPU professionali e sistemi HPC destinati all’addestramento dei modelli di AI. Sono inoltre incentivati gli investimenti nelle reti industriali di nuova generazione, comprese le infrastrutture 5G private, le reti Wi-Fi 7 e le piattaforme di integrazione tra sistemi IT e OT.
Grande attenzione viene riservata anche alla cybersecurity industriale, con l’inclusione di hardware e dispositivi conformi allo standard internazionale IEC 62443, destinati alla protezione delle infrastrutture produttive.
L’introduzione del Gruppo IV colma una lacuna emersa durante il Piano Transizione 4.0. Molte imprese avevano già automatizzato macchinari e linee produttive, ma mancavano incentivi specifici per realizzare le infrastrutture digitali necessarie a collegare, gestire e proteggere tali sistemi. Il nuovo impianto normativo permette invece di integrare investimenti hardware e software anche con beni già presenti in azienda, purché rispettino i requisiti previsti dagli allegati della legge.
Il decreto attuativo del 7 maggio 2026 introduce inoltre un’importante esclusione: i software utilizzati esclusivamente in modalità Software-as-a-Service (SaaS) non rientrano tra i beni agevolabili. I relativi canoni di abbonamento continuano pertanto a essere deducibili come normali costi d’esercizio, senza beneficiare della maggiorazione prevista dall’iperammortamento.
Come accedere al beneficio?
L’accesso all’iperammortamento 2026 avviene attraverso una procedura telematica gestita dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici), secondo quanto stabilito dal decreto interministeriale e dai successivi provvedimenti direttoriali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Il procedimento si articola in cinque comunicazioni, che consentono all’amministrazione di monitorare l’utilizzo delle risorse e verificare il rispetto dei requisiti previsti dalla normativa:
- La prima comunicazione è quella preventiva, con cui l’impresa manifesta l’intenzione di effettuare l’investimento e prenota le risorse disponibili.
- Successivamente deve essere trasmessa la comunicazione relativa alla conferma dell’ordine, corredata dalla documentazione che dimostra l’accettazione dell’ordine da parte del fornitore e il versamento dell’acconto minimo previsto dalla normativa.
- La terza comunicazione riguarda l’eventuale aggiornamento dello stato dell’investimento, qualora intervengano modifiche rispetto a quanto dichiarato nella fase iniziale.
- La quarta comunicazione certifica il completamento dell’investimento, attestando l’entrata in funzione e il possesso dei requisiti tecnici richiesti per i beni agevolabili, compresa l’interconnessione nei casi previsti.
- Infine, è prevista una quinta comunicazione conclusiva destinata alla chiusura dell’iter amministrativo e alla verifica definitiva della spettanza del beneficio fiscale da parte degli enti competenti.
A supporto delle comunicazioni, le imprese devono conservare tutta la documentazione tecnica e amministrativa prevista dalla normativa, comprese fatture, contratti, certificazioni, eventuali perizie tecniche e dichiarazioni attestanti la conformità dei beni agli Allegati IV e V della Legge n. 199/2025.
Considerata la natura fiscale dell’agevolazione e la rilevanza dei requisiti tecnici richiesti, è consigliabile pianificare gli investimenti con il supporto di consulenti fiscali e tecnici specializzati, così da garantire il corretto inquadramento dei beni, il rispetto delle scadenze procedurali e la piena fruizione del beneficio previsto dalla normativa.
