L’Intelligenza Artificiale generativa sta trasformando il modo in cui vengono creati e diffusi contenuti online, rendendo sempre più difficile distinguere ciò che è autentico da ciò che è prodotto da un algoritmo. Per rispondere a questa sfida, l’Unione Europea ha introdotto nuove regole che puntano a garantire maggiore trasparenza, tutela degli utenti e responsabilità nell’utilizzo dei sistemi di AI.
AI Act: la strategia europea per un’intelligenza artificiale trasparente e affidabile
L’Unione Europea è il primo grande ordinamento al mondo ad aver adottato una disciplina organica sull’Intelligenza Artificiale attraverso il Regolamento (UE) 2024/1689 – conosciuto anche come AI Act – pubblicato ufficialmente il 12 luglio 2024.
L’obiettivo del regolamento è trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela dei diritti fondamentali, introducendo obblighi proporzionati al livello di rischio dei diversi sistemi di Intelligenza Artificiale.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda proprio l’AI generativa, ossia quei modelli capaci di produrre diversi contenuti come testi, immagini e video che spesso risultano indistinguibili da contenuti creati da esseri umani. Se da un lato queste tecnologie rappresentano un’opportunità per imprese, professionisti e cittadini, dall’altro aumentano il rischio di disinformazione, manipolazione dell’opinione pubblica, deepfake e utilizzo improprio dei contenuti sintetici.
Per questo motivo il legislatore europeo ha posto la trasparenza al centro della regolamentazione. L’obiettivo non è limitare lo sviluppo dell’IA, ma fare in modo che gli utenti possano sapere quando stanno interagendo con un sistema di Intelligenza Artificiale o quando un contenuto non è frutto della creatività umana.
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Il Codice di Buona Pratica e l’articolo 50 dell’AI Act: come funziona la trasparenza dei contenuti generati dall’AI
Accanto al Regolamento, la Commissione europea ha promosso il General-Purpose AI Code of Practice, noto anche come Codice di Buona Pratica dedicato ai modelli di Intelligenza Artificiale per finalità generali. Si tratta di uno strumento pensato per aiutare i fornitori di modelli di AI a conformarsi agli obblighi previsti dall’AI Act, favorendo un’applicazione uniforme delle nuove regole in tutta l’Unione.
Il Codice, elaborato con il contributo di esperti indipendenti, autorità, mondo accademico e principali aziende tecnologiche, definisce linee guida operative sui temi della trasparenza, della gestione del rischio, della sicurezza dei modelli e del rispetto del diritto d’autore. Pur non sostituendo il Regolamento, rappresenta un importante riferimento interpretativo per le imprese chiamate ad adeguarsi ai nuovi obblighi.
Il cuore della disciplina dedicata all’AI generativa è contenuto nell’articolo 50 del Regolamento (UE) 2024/1689, rubricato “Obblighi di trasparenza per determinati sistemi di IA“. La norma introduce una serie di misure finalizzate a rendere immediatamente riconoscibili i contenuti prodotti mediante Intelligenza Artificiale.
In particolare, l’articolo stabilisce che i fornitori di sistemi di AI devono progettare le proprie tecnologie affinché gli output generati possano essere identificati come artificiali in modo affidabile, efficace e interoperabile, senza compromettere la qualità o la fruibilità del contenuto.
Lo stesso regolamento chiarisce che tali misure devono essere tecnicamente adeguate allo stato dell’arte e proporzionate alle caratteristiche del sistema utilizzato. Non si tratta quindi di imporre una tecnologia specifica, ma di assicurare che il contenuto sintetico possa essere riconosciuto attraverso strumenti standardizzati e verificabili.
La Commissione europea sottolinea inoltre che questi obblighi sono essenziali per rafforzare la fiducia nell’IA e contrastare fenomeni come la disinformazione, le frodi digitali e la diffusione di deepfake potenzialmente dannosi.
Dalla responsabilità dei fornitori al ruolo degli utilizzatori: watermarking, contenuti sintetici e gestione del rischio
Uno degli aspetti più innovativi dell’articolo 50 riguarda la distinzione tra gli obblighi dei fornitori dei sistemi di Intelligenza Artificiale e quelli degli utilizzatori che impiegano tali strumenti per creare e diffondere contenuti.
I fornitori sono chiamati a integrare nei propri sistemi soluzioni tecniche che consentano di identificare gli output generati dall’AI. Tra le tecnologie maggiormente considerate vi è il watermarking steganografico, una tecnica che permette di incorporare nel contenuto digitale informazioni invisibili all’occhio umano ma rilevabili mediante strumenti informatici. Diversamente da un semplice logo o da una filigrana grafica, il watermark steganografico viene integrato nella struttura stessa del file e rende possibile verificare l’origine artificiale del contenuto anche dopo eventuali modifiche o compressioni.
L’AI Act non impone espressamente l’utilizzo del watermarking steganografico, ma richiede che siano adottate soluzioni tecniche efficaci per garantire l’identificabilità dei contenuti sintetici. Il watermark rappresenta oggi una delle tecnologie più promettenti per soddisfare tale requisito e costituisce uno degli strumenti maggiormente discussi anche all’interno del Codice di Buona Pratica europeo.
Accanto agli obblighi dei fornitori, il Regolamento introduce un principio altrettanto importante: la responsabilità dell’utilizzatore.
La seconda parte dell’articolo 50 sposta infatti il focus sulla responsabilità giuridica di chi decide concretamente come utilizzare il contenuto generato dall’intelligenza artificiale. È l’utilizzatore a scegliere il contesto, le finalità, il momento e le modalità con cui un testo, un’immagine, un video o un audio sintetico vengono resi pubblici.
Questa impostazione riflette una precisa filosofia del rischio adottata dall’AI Act. Il legislatore europeo riconosce che il potenziale danno derivante dall’IA non dipende esclusivamente dall’algoritmo, ma soprattutto dall’uso che viene fatto del contenuto generato. Lo stesso sistema può infatti essere impiegato per finalità perfettamente legittime — come la produzione di materiali didattici, campagne pubblicitarie o strumenti di supporto alla creatività — oppure per diffondere fake news, manipolare informazioni o realizzare deepfake ingannevoli.
Per questo motivo il Regolamento prevede specifici obblighi di trasparenza per gli utilizzatori quando diffondono contenuti sintetici suscettibili di trarre in inganno il pubblico. In presenza di immagini, audio o video generati o significativamente modificati dall’IA, il contenuto dovrà essere chiaramente identificato come artificiale, salvo le eccezioni previste per finalità artistiche, satiriche o manifestamente creative, purché non venga compromessa la comprensione del pubblico.
La distinzione tra fornitore e utilizzatore rappresenta uno degli elementi più innovativi dell’intero impianto normativo europeo. Il fornitore deve progettare sistemi trasparenti e tecnicamente affidabili; l’utilizzatore, invece, è chiamato ad adottare comportamenti responsabili e a informare correttamente gli utenti quando pubblica contenuti sintetici.
In questo modo l’AI Act costruisce un modello di responsabilità condivisa, nel quale ogni soggetto coinvolto nella filiera dell’Intelligenza Artificiale è chiamato a svolgere un ruolo preciso. Le imprese che sviluppano i modelli devono garantire strumenti conformi ai requisiti di trasparenza previsti dal Regolamento, mentre chi utilizza tali sistemi deve evitare che i contenuti artificiali vengano presentati come autentici, contribuendo così a preservare la fiducia nell’informazione digitale.
Questo approccio conferma la filosofia generale del Regolamento (UE) 2024/1689: promuovere lo sviluppo dell’IA senza rinunciare alla tutela dei diritti fondamentali, della libertà di informazione e della correttezza del mercato digitale. Attraverso obblighi di trasparenza, standard tecnici condivisi e una chiara ripartizione delle responsabilità, l’Unione Europea punta a costruire un ecosistema nel quale innovazione e affidabilità possano procedere di pari passo, offrendo agli utenti strumenti concreti per riconoscere i contenuti generati dall’intelligenza artificiale e valutare in modo più consapevole le informazioni che circolano sul web.
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