Dal 27 settembre 2026 entreranno in vigore importanti modifiche al Codice del consumo, con regole più stringenti contro il greenwashing. Per aziende e reparti marketing si apre quindi una fase di adeguamento che coinvolgerà etichette, pubblicità, contenuti digitali e strategie ESG.
Cos’è il codice del consumo?
Il Codice del consumo è il principale riferimento normativo italiano in materia di tutela dei consumatori.
Introdotto con il decreto legislativo n. 206 del 2005, raccoglie e coordina le disposizioni che regolano i rapporti tra consumatori e professionisti, definendo diritti, obblighi e strumenti di protezione applicabili nelle diverse fasi del rapporto commerciale. Secondo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il Codice del consumo disciplina aspetti che vanno dalla pubblicità alla corretta informazione, dalla sicurezza dei prodotti ai contratti, fino ai sistemi di risoluzione delle controversie.
L’obiettivo della normativa è garantire equilibrio e trasparenza nei rapporti di mercato, tutelando il consumatore da pratiche scorrette, informazioni ingannevoli e condizioni contrattuali squilibrate. Il Codice riconosce inoltre alcuni diritti fondamentali, come il diritto alla sicurezza, alla qualità dei prodotti e dei servizi, a una pubblicità corretta e a informazioni chiare e comprensibili.
Nel tempo, il Codice del consumo è stato aggiornato più volte per recepire le direttive europee e adeguarsi ai cambiamenti del mercato, soprattutto in ambito digitale e ambientale. Proprio in questo contesto si inserisce il decreto legislativo n. 30/2026, che recepisce la direttiva UE 2024/825 e introduce nuove regole contro il greenwashing. Il legislatore europeo e nazionale punta infatti a rafforzare la fiducia dei consumatori nei confronti delle dichiarazioni ambientali diffuse dalle aziende, contrastando fenomeni di comunicazione ecologica vaga, non verificabile o fuorviante.
Le nuove disposizioni rappresentano un’evoluzione significativa della tutela del consumatore: non si limitano più a sanzionare pratiche commerciali scorrette in senso generale, ma intervengono direttamente sul tema della sostenibilità, imponendo criteri precisi per l’utilizzo di claim ambientali, etichette green e comunicazioni legate all’impatto ecologico dei prodotti.
Vuoi aumentare le conversioni del tuo eCommerce e offrire ai clienti una soluzione di pagamento semplice, efficace e mobile first? Scopri pHey! la nuova soluzione eCommerce di Worldline
Come interviene il codice del consumo sul greenwashing?
Con le modifiche che entreranno in vigore dal 27 settembre 2026, il Codice del consumo introduce per la prima volta una disciplina organica e dettagliata sul greenwashing, qualificandolo espressamente come pratica commerciale scorretta. Il decreto legislativo n. 30/2026 definisce infatti nuove categorie giuridiche legate alla comunicazione ambientale e alle strategie ESG, stabilendo quando un claim ecologico può essere considerato lecito e quando invece rischia di diventare ingannevole.
Uno degli aspetti centrali della riforma riguarda la definizione di “asserzione ambientale”. Rientra in questa categoria qualsiasi messaggio, simbolo o comunicazione che suggerisca un impatto positivo, ridotto o neutro sull’ambiente da parte di un prodotto, di un marchio o di un’impresa. Viene introdotta anche la nozione di “asserzione ambientale generica”, riferita a espressioni troppo vaghe o prive di elementi verificabili, come ad esempio “green”, “eco-friendly”, “sostenibile” o “a impatto zero”.
Dal 2026 tali dichiarazioni non potranno più essere utilizzate liberamente, anche e soprattutto nel content marketing. Le aziende dovranno dimostrare con prove concrete, verificabili e documentate le prestazioni ambientali comunicate al pubblico. Non sarà quindi sufficiente utilizzare un linguaggio ecologico per valorizzare un prodotto: ogni claim dovrà essere supportato da evidenze tecniche, dati misurabili e sistemi di verifica indipendenti.
La normativa vieta inoltre alcune pratiche considerate particolarmente ingannevoli. Tra queste rientrano:
- Le dichiarazioni ambientali basate esclusivamente sulla compensazione delle emissioni di CO2;
- L’utilizzo di etichette di sostenibilità prive di certificazioni riconosciute;
- L’attribuzione all’intero prodotto di caratteristiche ambientali che riguardano solo una componente specifica;
- La comunicazione di obiettivi ambientali futuri senza un piano concreto, verificabile e monitorato.
Un altro fronte importante riguarda la durabilità e la riparabilità dei prodotti, soprattutto quelli digitali o tecnologici.
Le imprese dovranno fornire informazioni più trasparenti sulla durata effettiva dei beni, sugli aggiornamenti software e sulla disponibilità di pezzi di ricambio. Verranno contrastate anche pratiche riconducibili all’obsolescenza programmata, come aggiornamenti che peggiorano le prestazioni del dispositivo o comunicazioni fuorvianti sulla necessità di sostituire componenti ancora funzionanti.
L’obiettivo della riforma è duplice: da un lato proteggere i consumatori da messaggi ambientali poco trasparenti, dall’altro favorire una concorrenza più corretta tra le imprese che investono realmente in sostenibilità. In questo modo il greenwashing non viene più trattato soltanto come una questione di brand reputation, ma diventa un tema di conformità normativa e responsabilità commerciale.
Cosa devono fare le imprese?
Le aziende dovranno avviare un processo di revisione profonda delle proprie strategie di comunicazione ambientale per adeguarsi alle nuove disposizioni entro il 27 settembre 2026.
Il primo passo sarà verificare la solidità di tutti i claim ecologici utilizzati su siti web, packaging, campagne pubblicitarie, cataloghi, documentazione commerciale e contenuti social. Ogni dichiarazione ambientale dovrà essere supportata da prove verificabili, dati tecnici aggiornati e sistemi di certificazione attendibili.
Particolare attenzione dovrà essere dedicata alle espressioni generiche. Claim come “100% green”, “amico dell’ambiente” o “carbon neutral” potranno essere utilizzati solo in presenza di standard elevati e chiaramente dimostrabili. Le imprese dovranno quindi abbandonare formule ambigue o eccessivamente semplificate, privilegiando comunicazioni precise, contestualizzate e documentabili.
Anche le etichette di sostenibilità saranno soggette a controlli più rigorosi. Le aziende potranno utilizzare marchi ambientali soltanto se basati su sistemi di certificazione trasparenti, indipendenti e riconosciuti. Questo significa che non sarà più sufficiente creare loghi o simboli green interni privi di validazione esterna.
Sul piano operativo, le imprese dovranno aggiornare documentazione contrattuale, informative precontrattuali ed etichette prodotto introducendo nuove informazioni obbligatorie. In particolare sarà necessario comunicare:
- La durata minima degli aggiornamenti software per i prodotti digitali;
- La disponibilità dei pezzi di ricambio;
- Le condizioni di riparabilità;
- Eventuali garanzie commerciali sulla durabilità del prodotto;
- Informazioni trasparenti sugli effetti degli aggiornamenti software.
Le modifiche coinvolgeranno non soltanto gli uffici legali e compliance, ma anche marketing, comunicazione, sostenibilità e product management. Le aziende dovranno infatti costruire processi interni di verifica dei messaggi ambientali, coordinando dati tecnici, documentazione ESG e attività promozionali per evitare rischi sanzionatori e danni reputazionali.
Il nuovo quadro normativo rappresenta quindi un cambio culturale oltre che giuridico. La sostenibilità comunicata al mercato dovrà coincidere sempre di più con quella realmente dimostrabile.
Per le imprese che hanno investito seriamente nella transizione ecologica, le nuove regole potranno diventare un’opportunità per rafforzare credibilità e fiducia presso consumatori, investitori e stakeholder. Per chi invece utilizza la sostenibilità soltanto come leva di marketing, il rischio di contestazioni e sanzioni diventerà molto più concreto.
Vuoi migliorare i risultati del tuo business online? Scopri il servizio pHey! di Worldline, la nuova soluzione eCommerce che aumenta le conversioni e velocizza il checkout. Scopri di più
