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Aprire un asilo nido è un’idea che unisce una visione a sfondo sociale ad una strategia profittevole che consente di investire con rischi moderati in un mercato in piena espansione.
La presenza di circa 3.000 strutture pubbliche su tutto il territorio italiano non riesce a fronteggiare la crescita della domanda. Grazie alle risorse pubbliche ancora disponibili gli imprenditori che scelgono questo modello business possono avviare l’attività con agevolazioni che rendono l’ingresso sul mercato più rapido e sostenibile economicamente.
Aprire un asilo nido, aspetti normativi essenziali
La normativa italiana per gli asili nido è disciplinata dalla Legge 1044/71, integrata da regolamenti regionali e comunali, che definiscono l’asilo nido come struttura per bambini da 3 mesi a 3 anni, con capienza tra 20 e 60 bambini (o 6-20 per micro-nidi). Secondo la normativa, un asilo nido deve ottemperare a precisi requisiti:
- Spazi interni adeguati che devono comprendere sezioni per gioco, pasti, riposo, igiene con almeno un sanitario ogni 10 bambini;
- Spazi esterni recintati e ombreggiati, oltre a cucina o area per pasti esterni;
- Il personale deve includere un coordinatore pedagogico laureato ed educatori in rapporto 1:5 per i più piccoli, fino a 1:10 oltre i 25 mesi di età;
- Polizze assicurative obbligatorie per i rischi legati alla cura dell’infanzia e SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) da presentare al SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) del Comune competente via PEC o tramite il portale Impresainungiorno.
Prima di allinearsi con la compliance normativa, è indispensabile però effettuare una scelta strategica di campo relativa al target a cui ci si vuole rivolgere e, in base a questo, costruire un’idea di asilo nido che rispecchi una delle diverse tipologie più richieste oggi sul mercato.
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Scenario Italia: le tipologie di asilo nido
Il mondo degli asili nido in Italia offre una varietà di tipologie, che un imprenditore è tenuto a conoscere per modulare la sua proposta a seconda del target di riferimento e delle diverse esigenze delle famiglie. La struttura tradizionale di una volta già non esiste più, essendosi affermati nuovi modelli di scuola per differenti contesti, ad esempio quello aziendale, urbano o rurale:
- Il nido d’infanzia rappresenta il più conosciuto: pubblico o privato, accoglie bambini da 0 a 3 anni in un orario continuativo, con personale come educatori laureati e ausiliari specializzati. Offre servizi completi – dall’accoglienza mattutina ai pasti bilanciati, dal riposo al gioco educativo – in spazi adeguati con aree gioco, igieniche e ricreative;
- Asili nido in franchising, dove l’imprenditore si affida a una formula già testata e consolidata: la società madre fornisce supporto nella fase di avvio (progettazione locali, formazione staff, marketing), garantendo standard uniformi e riducendo i rischi iniziali, ideale per chi vuole scalare rapidamente verso più sedi;
- Asilo nido aziendale, dedicato alle imprese che puntano sul welfare: integrati direttamente nei complessi aziendali, permettono ai genitori-dipendenti di conciliare lavoro e famiglia senza spostamenti. Finanziati spesso dalle stesse aziende o con contributi PNRR, rispondono alla crescente domanda di work-life balance, con rette parzialmente coperte dal datore di lavoro – un’opportunità per partnership B2B che elevano il tuo asilo a servizio strategico;
- Micro-nidi: spiccano per flessibilità, da 6 a 12-20 bambini (a seconda delle regioni), replicano fedelmente i servizi del nido classico ma in scala ridotta, perfetti per quartieri periferici o zone residenziali. Richiedono meno spazio e investimento iniziale, con normative più snelle sulla capienza, e attirano famiglie che cercano contesti intimi e personalizzati;
- Centri prima infanzia: puntano sull’assistenza temporanea, fino a 30 bambini per massimo 4 ore consecutive, focalizzati su socializzazione e attività ludico-educative, senza somministrazione pasti. Perfetti come complemento orario per genitori freelance o turnisti, richiedono meno burocrazia e personale, rappresentando un ingresso soft nel settore per testare il mercato prima di espandersi.
In questo scenario, differenziarsi dalla concorrenza è tassativo: scegliere una nicchia in base al bacino d’utenza è fondamentale per massimizzare la redditività sfruttando l’accesso ai fondi pubblici ancora disponibili.
Aprire un asilo nido: i fondi pubblici a disposizione
I fondi infrastrutturali principali spettano ai Comuni, che sono in capo alla realizzazione e all’appalto dei lavori. I privati invece possono accedervi indirettamente via partnership pubblico-privato, convenzioni o subappalti. Un imprenditore che intende aprire o gestire un asilo nido ha a disposizione diverse linee di finanziamento agevolato e contributi a fondo perduto.
- Resto al Sud 2.0: programma di finanza agevolata per l’avvio e lo sviluppo d’impresa attraverso finanziamenti che coprono fino al 100% delle spese per progetti nelle regioni del Mezzogiorno e in alcune aree del Centro Italia. Il finanziamento è composto per il 50% da un contributo a fondo perduto e per il restante 50% da un prestito a tasso zero;
- Oltre Nuove Imprese a Tasso Zero: un incentivo rivolto a giovani (18-35 anni) e donne di ogni età che vogliono avviare micro e piccole imprese. Prevede un mix di finanziamento a tasso zero e fondo perduto fino al 90% delle spese ammissibili;
- Smart&Start Italia: se l’asilo nido integra forti componenti tecnologiche o modelli pedagogici digitali innovativi (startup innovativa), è possibile richiedere finanziamenti agevolati per progetti tra 100.000 e 1,5 milioni di euro.
Le Regioni pubblicano periodicamente avvisi per il sostegno all’imprenditoria sociale e ai servizi per l’infanzia con contributi a fondo perduto fino al 50% con bandi per la creazione di micro-nidi aziendali o nidi privati convenzionati.
Asili nido: trend di mercato al 2025-2026
Questo divario apre le porte a numerose opportunità di investimento. Come emerge dal report ISTAT più recente sui servizi educativi per l’infanzia (anno 2023/2024, pubblicato a maggio 2025) si conferma una crescita graduale del settore, con oltre 14.000 unità di offerta attive in Italia (80,6% nidi d’infanzia classici), per un totale di circa 366.000-370.000 posti autorizzati.
La copertura nazionale per bambini 0-2 anni sale al 30% (da 28% nel 2021/22), ma permane un divario territoriale tra Nord (con coperture fino al 40-45%) e Sud, che si attesta sotto il 20%. Più di una struttura su due (59,5%) ha liste d’attesa con oltre 50.000 bambini in coda.
Rispetto a qualche anno fa la situazione è migliorata grazie ai fondi del PNRR. Rimane aperta un’importante breccia per le micro-strutture private, che crescono sempre più rapidamente a un tasso del 12%.
Questo divario – con carenza cronica di posti nelle aree urbane e meridionali – genera un vuoto di mercato che i privati possono colmare per fronteggiare una domanda che supera cronicamente l’offerta del 20-25% in città come Milano e Roma.
Le proiezioni per il biennio 2025-2026 riconoscono nella trasformazione digitale un trend interessante da cogliere grazie all’uso di app per pagamenti e comunicazioni. Come conferma lo studio di settore 2025, condotto da Market Growth Records, il mercato dei software per l’infanzia (app per gestione pagamenti e comunicazioni) sta crescendo con un tasso annuo del 6,7%, diventando un driver essenziale per l’efficienza operativa.
Passi falsi da evitare per aprire un asilo nido
Per aprire un asilo nido bisogna tenere in considerazione almeno tre fattori che possono creare criticità e colli di bottiglia rendendo l’avvio e la gestione un percorso a ostacoli. Ecco i passi falsi più comuni:
- Non sottovalutare la burocrazia locale
Le normative cambiano da comune a comune. Ignorare i regolamenti specifici su fattori critici come capienza e distribuzione degli spazi può portare alla revoca immediata delle autorizzazioni. Motivo per cui è sempre bene consultare gli uffici comunali prima di avviare i lavori; - Non differenziarsi dalla concorrenza
Spesso l’offerta pubblica è insufficiente, ma questo non basta a garantire il successo. Per distinguersi, occorre gettare il cuore oltre l’ostacolo e puntare su servizi innovativi ed esclusivi, come la scuola bilingue, e offrire orari flessibili; - Ignorare la digitalizzazione
La gestione manuale è sempre un rischio per l’efficienza. L’adozione di un POS per pagamenti contactless e di un’app dedicata ai genitori non solo migliora le procedure in modalità end-to-end, ma può ridurre i ritardi negli incassi del 30% grazie a soluzioni di pagamento omnicanale.
Oggi dunque non importa solo sapersi muovere nella giungla di leggi e autorizzazioni, ma serve sempre di più implementare tecnologie che automatizzano e mettono in sicurezza il processo di pagamento delle rette e delle quote per le attività ricreative.
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